Gay & Bisex
L'igienista dentale
07.05.2026 |
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"Mi invitarono a sciacquarmi la bocca, cosa che feci e dopo quello mi fece sdraiare nuovamente sulla poltrona e mi rimise quella barriera di gomma tutta intorno alle labbra..."
Tempo fa avevo scritto un breve racconto etero su un argomento simile. Adesso cambio. Avverto i lettori che avere fantasia letteraria non equivale ad avere fantasie reali. Quindi al termine non chiedete, perché non sarà dato.Era un appuntamento fissato da tempo- Ogni sei mesi dovevo fare la pulizia dei denti.
Andavo in quello studio da moltissimi anni. Il dentista era un amico. Eravamo al liceo insieme. Come fratelli. Poi lui ha seguito le orme del padre, mentre io ho fatto ingegneria aeronautica.
Quando ci siamo sposati lui è stato il mio testimone e io il suo. Un fratello, quindi.
Al liceo, avventure, ragazze, camminate, motorino, racconti e desideri: dividevamo tutto. La prima scopata con due ragazze l’abbiamo fatta diciamo all’unisono, io in una stanza e lui in un’altra con due amiche, amiche, come noi eravamo amici amici.
Per la verità, nell’età della pubertà, avremo avuto sedici anni, una volta in vacanza da lui in montagna, con sua madre, una notte è successo che ce lo siamo presi in bocca per qualche minuto, in una specie di sessantanove. D’altronde era un periodo che ce lo avevamo sempre duro e spesso la notte per trovare pace prima di addormentarmi, cercando di non farmi sentire, lì, nel letto mi sparavo una sega. Quella notte il mio amico mi sentì e finì così. Ma senza venire. Non mi era neanche piaciuto tanto. Abbiamo smesso subito. A me era passata anche la voglia, tanto che quella notte mi addormentai senza menarmelo. Insomma è stata solo quella volta lì, quella notte, al buio, con sua madre che di là ronfava della grossa.
Non ne abbiamo neanche parlato, né quella notte, né dopo. Siamo tornati ad essere quello che eravamo sempre stati: due cazzoni innamorati della figa.
Adesso erano passati tanti di quegli anni. La confidenza era la stessa e i segreti venivano scambiati durante una pizza che avevamo l’abitudine di mangiare insieme, soli, una volta la settimana.
Era stata una di quelle volte che gli avevo confessato che con mia moglie facevo molta fatica a tirarlo su. Lui mi disse che anche per lui era lo stesso. D’altronde avevamo i nostri anni ed era finito da un pezzo anche quel periodo durante il quale entrambi avevamo avuto qualche storiella in giro. Essendo sull’argomento gli confessai anche che invece continuava a rizzarsi con una certa vigoria quando vedevo qualche porno. Unica condizione, però, è che l’attore fosse ben dotato. Vedere quelle troiette che lo leccavano e poi se lo facevano mettere ovunque e comunque, ebbene sì, mi eccitava ancora. Al mio amico brillarono gli occhi: capitava lo stesso anche a lui e, mi confessò, che gli piaceva da matti guardare quei cazzi mostruosi che giravano in rete. “Ce ne sono certi che se lo tengono in mano, se lo menano lì di fronte alla telecamera che la cappella sembra quasi sfiorare l’obiettivo. Ma sai che viene duro anche a me anche solo a guardare quei bei cazzi?”
Ci rimasi un po’ male, ma tornato a casa provai anche io. Era così strano guardare porno senza donne e solo con questi ultradotati che te lo mettevano lì davanti. Poi cambiando filmato me ne capitò uno con un tizio bianco che leccava un cazzo nero mostruoso. Il cazzo del nero era così grosso e ben fatto che anche il mio cazzo si ingrossò e dovetti darmi pace facendomi una sega con quel bel cazzo davanti sullo schermo.
La settimana dopo confessai la cosa al mio amico che a sua volta mi disse che era capitato anche a lui. “Saremo mica diventati due culi?” “Ma no! È che alla nostra età dopo aver preso figa tutta la vita quella cosa lì ci eccita meno, mentre questa cosa è una novità e quindi ci eccita.” “Boh – conclusi – avrai ragione tu, ma devo dirti che quello che proprio mi eccita e quando li guardo pensare di prenderlo in bocca. Proprio di riempirmi la bocca con quelle belle cappelle. Mi sento davvero una troia. Sarà la mia parte femminile che esce. Dicono che ce l’abbiamo tutti” “Ma, sì, è normale” mi consolò il mio amico.
Ora ero lì, sdraiato sulla poltrona. L’igienista mi aveva messo in bocca un aggeggio di gomma che me la teneva spalancata e la sua assistente, una bella ragazza di origine messicana mi aveva messo la cannula per aspirare l’acqua e la saliva.
Iniziarono a lavorare e l’igienista, uno nuovo che non avevo mai visto, un pezzo d’uomo sulla trentina che per lavorare anche da seduto doveva stare tutto piegato in avanti tanto era alto, aveva iniziato con gli ultrasuoni e mi faceva anche male, tanto che dopo una mezzora non ho più resistito e ho alzato una mano per fare interrompere quella tortura. Almeno un attimo.
Non so voi, ma io quando vado dal dentista, e l’igienista non fa eccezione, tengo sempre gli occhi ostinatamente chiusi. Non voglio vedere niente e non vorrei neanche sentire, ma per le orecchie non c’è rimedio. Per gli occhi basta chiuderli e tenerli ben chiusi.
Quello smise. La ragazza mi tolse la cannula. Mi invitarono a sciacquarmi la bocca, cosa che feci e dopo quello mi fece sdraiare nuovamente sulla poltrona e mi rimise quella barriera di gomma tutta intorno alle labbra. Io chiusi gli occhi aspettando che iniziasse di nuovo a torturarmi per togliermi il tartaro.
Quando sentii una mano sulla spalla e la voce dell’igienista che mi diceva “stiamo calmo e tranquillo” non mi meravigliai. In effetti il dolore provato poco prima mi aveva agitato un bel pezzo. In cuor mio tirai un bel sospiro e attesi. Girai la testa di lui ed offrii la mia bocca ben aperta al suo lavoro.
Capite bene che sorpresa quando invece di tornare a sentire quel fastidioso ronzio sentii un caldo in bocca e una consistenza che non lasciavano dubbi.
Spalancai gli occhi. L’igienista era di fianco a me e il suo cazzo era nella mia bocca. Mi agitai, ma quello non si mosse per niente, anzi iniziò ad andare su e giù tra le mie labbra.
“Il dottore mi ha detto che aveva bisogno. Clara, guarda un po’ se il malato reagisce”
E di sotto sentii le mani un po’ fredde della ragazza carezzarmi prima la patta e poi armeggiare per tirarmi giù la zip.
Quello nel frattempo lo aveva tirato fuori e se lo menava scoprendo e ricoprendo la cappella. Ora dire quanto fosse grosso non ero e non sono in grado. Mi sembrò decisamente grosso, ma forse era anche la prospettiva.
“Lo vuoi?” mi chiese sfiorandomi le labbra.
Una voce dentro di me diceva, anzi urlava, sì, decisamente sì.
Nel frattempo, la ragazza aveva preso in mano la situazione e si prodigava.
Sulle prime non ci furono risultati. Poi quando mi tornò in mente un porno che avevo visto e rivisto nel quale un dottore visitava un paziente e se lo faceva ciucciare, mi immedesimai completamente. Il paziente era uno della mia età e il dottore era poco più che un ragazzo, bello atletico e ben dotato. Mi sentii di nuovo una troia e la cosa mi piacque.
La ragazza giù da basso rise e se ne uscì: “olallà. Piacere, caramba, senor” Il mio cazzo era diventato duro come un sasso e io, io, io dissi solo a quell’altro: “fammi godere” e quello me lo diede da tenere in bocca, caldo, duro, elastico come avevo sognato di fare con quel bel cazzo di un nero che era il mio preferito. Slinguarlo tutto e sentirne il liquido, quasi impazzivo e d’improvviso venni con molti tremori e afferrando quel ben di dio che avevo in bocca per masturbarlo con forza.
Dopo poco venne anche quello. Certamente la ragazza rimase, almeno in quella seduta, all’asciutto. Pensai che in qualche modo l’avrebbero ringraziata la sera, o forse era solo un modo diverso e meno noioso di guadagnarsi lo stipendio.
La settimana dopo con il mio amico non ne parlammo. Lui mi disse solo: “So che hai conosciuto il mio nuovo igienista” e io risposi “Sei uno stronzo!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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